Tracce di me è una poesia sul cammino che costruiamo attraverso le scelte, le esitazioni e i cambiamenti di direzione. Non tutte le impronte rimangono visibili, ma ciascuna partecipa al disegno della persona che diventiamo.
Ho camminato senza sapere
se quella fosse davvero la strada
o soltanto il punto in cui avevo deciso
di non restare più ferma.
La sabbia ha accolto il peso dei passi
senza chiedermi da dove venissi,
senza pretendere una direzione.
Alcune impronte sono profonde,
altre appena visibili,
come certe scelte che sembravano piccole
e invece hanno spostato tutta la mia vita.
Non ho seguito una linea diritta.
Ho esitato, deviato,
sono tornata più volte
vicino a luoghi che credevo superati.
Eppure, guardando indietro,
riconosco il disegno.
Non perché tutto abbia avuto un senso,
ma perché ogni passo
ha avuto il mio.
Le tracce non raccontano
quante volte ho avuto paura,
né le soste,
né il momento esatto
in cui ho pensato di non farcela.
Dicono soltanto che sono passata.
Forse è questo che rimane di noi:
non la strada perfetta,
non una meta raggiunta,
ma il segno discreto
di avere attraversato il nostro tempo
senza lasciare che fosse il tempo
a scegliere per noi.

Continua a leggere
- Il rumore che ho lasciato andare — per il momento in cui si sceglie di non restare più fermi.
- Cambio di destinazione d’uso — per il tema della trasformazione personale.
- Camminare piano per abitare il tempo — per il rapporto tra il passo e il tempo vissuto.
