Adesso non sparire

adesso non sparire

Basta una parola suggerita da una tastiera per incrinare una certezza. Mentre scrive “Adesso non sparire”, il telefono propone “amore”. Da quel momento non è più solo un messaggio, ma una domanda.

Adesso non sparire

Era seduta in giardino, all’ombra della quercia, con il telefono appoggiato sul tavolo e la tazza di caffè ormai fredda. Ripensava al giorno prima, al tempo trascorso insieme e a quella strana sensazione che rimane dopo certi incontri, quando tutto è già finito ma una parte di noi continua a restare nella stanza da cui siamo usciti.

Prese il telefono.

Non aveva intenzione di scrivere un messaggio importante. Nessun discorso complicato, nessuna domanda a cui lui avrebbe potuto rispondere con una battuta o, peggio ancora, non rispondere affatto.

Scrisse soltanto: “Adesso non sparire.”

Rilesse la frase.

Le sembrava persino semplice. Quasi leggera, se non si conosceva tutto quello che conteneva.

Non gli stava chiedendo di cambiare vita, né di prometterle qualcosa che forse non avrebbe saputo mantenere. Gli stava chiedendo continuità. Di non lasciare che il giorno prima diventasse un altro episodio sospeso tra due silenzi.

Mentre teneva il dito sulla tastiera, il suggeritore automatico le propose una parola.

Amore.

Rimase a guardarla.

Tra un numero imprecisato di combinazioni possibili, il telefono aveva scelto proprio quella.

Sorrise.

«Possibile?» disse piano, rivolgendosi al display. «Non ci avevo mai pensato.»

La frase la fece ridere, perché era evidentemente falsa.

Ci aveva pensato.

Ci aveva pensato molte più volte di quante fosse disposta ad ammettere, ma ogni volta aveva trovato una definizione alternativa. Un legame particolare. Una vicinanza difficile da spiegare. Un’intimità rimasta viva nonostante il tempo. Qualunque formula andava bene, purché non fosse quella.

Amore.

La parola continuava a essere lì, innocente e precisa, proposta da una macchina che non sapeva nulla di loro.

O forse sapeva tutto ciò che le macchine sanno… che le persone ripetono le stesse frasi da secoli, anche quando credono che la propria storia sia unica. Che dopo certe parole ne arrivano spesso altre. Che quando qualcuno scrive non sparire, non sta parlando soltanto di messaggi senza risposta.

Pensò che il suggeritore facesse semplicemente il suo lavoro. Analizzava milioni di conversazioni e calcolava quale parola avrebbe avuto più probabilità di comparire dopo un’altra.

Nessuna intuizione.

Nessun sentimento.

Solo statistica.

Eppure quella spiegazione non la tranquillizzò.

Se la parola amore compariva così spesso dopo la richiesta di non sparire, forse significava che le due cose erano più vicine di quanto volesse credere.

Forse l’amore non cominciava con le dichiarazioni, con le promesse o con il desiderio di costruire una vita insieme. Forse cominciava molto prima, nel momento in cui la presenza di qualcuno smetteva di essere un dettaglio e la sua assenza diventava qualcosa che si sentiva.

Non le piaceva pensarlo.

Non perché la parola fosse sbagliata.

La parola era fin troppo giusta.

Era questo il problema.

Chiamare amore ciò che provava avrebbe significato esporsi a una verità che non poteva controllare. Finché continuava a parlare di attrazione, complicità o abitudine, poteva ancora convincersi di essere al riparo. Poteva fingere che la sua inquietudine dipendesse dal comportamento di lui e non dal posto che ormai aveva preso dentro di lei.

Amore, invece, non le avrebbe lasciato scampo.

Avrebbe reso evidente la sproporzione tra quello che sentiva e quello che aveva.

Avrebbe dato un nome alle attese che cercava di minimizzare, alla cura con cui conservava ogni parola e alla paura che provava ogni volta che lui tornava a essere lontano.

Posò il telefono sul tavolo.

Il messaggio era ancora lì, incompleto.

Adesso non sparire.

Avrebbe potuto aggiungere la parola suggerita. Sarebbero bastati pochi secondi.

Adesso non sparire, amore.

La lesse senza scriverla.

Suonava intima, forse troppo. Sembrava appartenere a una confidenza che tra loro non era mai stata dichiarata, anche se si erano detti e concessi cose molto più profonde di un appellativo.

La cancellò dalla mente prima ancora di inserirla.

Non era ancora pronta.

Non a sentirla pronunciare da lui, ma soprattutto a riconoscerla come propria.

Riprese il telefono e inviò soltanto la prima frase.

Adesso non sparire.

Il messaggio partì.

Subito dopo lo schermo tornò immobile e la parola amore scomparve dai suggerimenti, sostituita da altre possibilità senza importanza.

Lei rimase sotto la quercia, aspettando una risposta che forse sarebbe arrivata.

Il problema era che, da quel momento, non avrebbe più potuto dire di non aver visto quella parola.


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