Ci sono strade che sembrano scorrere senza ostacoli e altre che ci costringono a rallentare. Forse anche i dossi hanno qualcosa da insegnarci.
Prima di tutto arrivarono i dossi.
Uno, poi un altro, poi ancora uno. Erano stati sistemati lungo quella strada per costringere le auto a rallentare prima dell’incrocio. Ogni volta la macchina si sollevava appena, poi tornava ad appoggiarsi sull’asfalto con quel piccolo sobbalzo che interrompeva il ritmo della guida.
Lei era seduta accanto al marito. Stavano andando dal parrucchiere, un tragitto che conoscevano bene e che avevano percorso chissà quante volte. Lui guidava senza particolare fretta. La radio era accesa a volume basso, ma lei non stava ascoltando la musica. Guardava la strada scorrere davanti al parabrezza.
Fu proprio mentre superarono l’ennesimo dosso che le venne da sorridere.
Pensò che era curioso come, nella vita, esistessero ostacoli costruiti apposta.
Non erano buche. Non erano incidenti. Nessuno li aveva lasciati lì per distrazione. Qualcuno li aveva progettati, misurati, posizionati nel punto esatto in cui diventava necessario rallentare.
Eppure, ogni volta che li incontriamo, la prima reazione è sempre la stessa: ci infastidiscono.
Vorremmo una strada liscia, continua, senza interruzioni. Vorremmo arrivare prima, consumare meno tempo, mantenere la stessa velocità dall’inizio alla fine.
Forse facciamo lo stesso anche con la nostra vita.
Quando tutto procede secondo i programmi, abbiamo l’impressione di stare andando nella direzione giusta. Poi, senza averlo scelto, arriva un dosso. Una malattia. Un lutto. Un cambiamento di lavoro. La fine di una relazione. Oppure, al contrario, un incontro che non avevamo previsto e che cambia completamente il paesaggio interiore.
In quel momento pensiamo che qualcosa abbia ostacolato il nostro cammino.
Raramente ci domandiamo se quel rallentamento fosse, invece, necessario.
Perché ci sono tratti della vita che attraversati di corsa diventano invisibili. Non vediamo i dettagli, non ascoltiamo i segnali, non ci accorgiamo delle persone che ci stanno accanto. Continuiamo ad accelerare convinti che il valore stia nell’arrivare, quando forse il valore era proprio in quel pezzo di strada che abbiamo cercato di superare il più velocemente possibile.
I dossi non cambiano la destinazione.
Cambiano il modo in cui ci arrivi.
Ti costringono a mollare l’acceleratore, a sentire il peso della macchina, a prestare attenzione. Ti ricordano che esistono luoghi in cui la velocità diventa un rischio e che, qualche metro più avanti, potrebbe esserci qualcosa di troppo prezioso per essere attraversato senza guardare.
Forse anche la vita, ogni tanto, costruisce i suoi dossi.
Non per punirci, ma per impedirci di perdere, nella fretta di arrivare, proprio ciò che avrebbe potuto cambiare il significato del viaggio.
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